VORONOFF – DAL PIANETA DEGLI UMANI

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Un progetto in fase di scrittura e sviluppo, prodotto da Graffiti Doc, Torino

C’era una volta la Riviera dei fiori, e una frontiera, tra Ventimiglia e Mentone, dove all’epoca (ai nostri tempi) gente venuta da lontano giungeva con la speranza di andare dall’altra parte, trovare un posto dove vivere. C’era una volta dei profughi, migranti – come se fossero sorti da nessuna parte, come se non fossero di questo mondo

C’era una volta, sopra questa frontiera, una fiabesca villa della Belle Epoque. In questa villa, delle gabbie dove erano allevati scimpanzé.

In questa villa operava Serge Voronoff.

C’era una volta (all’epoca, negli anni 20 e 30 del XX secolo) una sorta di dottor Frankenstein della Belle Epoque, Serge Voronoff, che credeva di aver trovato con il trapianto di organi genitali di scimmia sull’uomo la promessa di una nuova giovinezza. Gli scimpanzé erano allevati per fornire gli organi. Lui ci credeva, o voleva crederci, e negli anni tra le due guerre molti ci hanno creduto. Diventò una celebrità mondiale. Si composero canzoni su di lui, lo si citava in spettacoli di teatro e di cabaret, in film, in romanzi, si battezzò un piatto col suo nome. Poi l’oblio. Lui era fuggito da ragazzo dai Pogrom in Russia ma non vide arrivare la Shoah. I suoi fratelli scomparvero a Auschwitz.

C’era una volta l’ultimo discendente in vita degli scimpanzé allevati nella villa di Voronoff.

C’era una volta un uomo senza nome, un fuggiasco, che sbarca su un’isola che crede abbandonata, scopre un gruppo di villeggianti che giorno dopo giorno ripetono le stesse azioni, le stesse conversazioni – e scopre che questi vacanzieri sono spettri. Quest’uomo senza nome è il Fuggiasco del romanzo di Adolfo Bioy Casares, L’Invenzione di Morel.

C’era una volta, nelle acque di questo Mediterraneo, una medusa immortale – che di fronte ad una minaccia riusciva a regredire allo stadio primordiale di polipo, per poi rigenerarsi.

Si inizia sempre una favola con « c’era una volta », come per segnare che si svolge in un altro tempo, non in quello che viviamo. C’era una volta – o c’è una volta, la questione è questa. C’era una volta, a quel tempo come in un corto circuito tra tempi e epoche diversi. C’era una volta, come se non ci fosse più, come se non fosse mai esistito, che tutto fosse scomparso. C’era una volta il presente.