DAL PIANETA DEGLI UMANI

(IT)  La fiaba fantastica e veridica di uno « scienzato folle », Serge Voronoff, la ricerca dell’eterna giovinezza e l’oblio. Una fiaba che inizia sulla Riviera della Belle Epoque e prosegue nei nostri tempi. C’era una volta il presente .

C’era una volta, sopra la frontiera di Ventimiglia, tra Italia e Francia, una fiabesca villa della Belle Epoque. In questa villa, delle gabbie dove erano allevati scimpanzé. In questa villa operava Serge Voronoff
C’era una volta (all’epoca, negli anni 20 e 30 del XX secolo) una sorta di dottor Frankenstein della Belle Epoque, Serge Voronoff, che credeva di aver trovato con il trapianto di organi genitali di scimmia sull’uomo la promessa di una nuova giovinezza. Gli scimpanzé erano allevati per fornire gli organi. Lui ci credeva, o voleva crederci, e negli anni tra le due guerre molti ci hanno creduto. Diventò una celebrità mondiale. Si composero canzoni su di lui, lo si citava in spettacoli di teatro e di cabaret, in film, in romanzi, si battezzò un piatto col suo nome. Mikhail Bulgakov se ne ispirò per il suo Cuore di Cane. Poi l’oblio. Fu n’infatuazione planetaria malgrado le controversie e malgrado il fallimento delle operazioni, fallimento che i pazienti mai vollero riconoscere, al contrario si mostrarono sempre pieni di gratitudine. Chi criticava o metteva in dubbio era solo un invidioso o un retrogada : Voronoff voleva credersi uno dei grandi nomi della storia della scienza.
Serge (Serguei) Voronoff veniva da lontano. Ebreo russo, era fuggito dai pogrom della fine del XIX secolo per andare a studiare medicina nella città capitale della libertà e della tolleranza, la Ville.Lumière, Parigi. Vi giunge in pieno affare Dreyfuss (ufficiale ebreo accusato in una campagna denigratoria di antisemitismo, di essere spia dei tedeschi). Studiò con il grande luminare dell’epoca, Charcot, si infervorò per le ricerche sui trapianti di organi, diventa il medico personale del Bey d’Egitto, poi il successo planetario con le scimmie.
La storia del secolo lo raggiunge, non la vede venire. Si fida di Mussolini. Le leggi razziali del 1938, la villa sequestrata, la fuga, i fratelli deportati a Auschwitz. Poi, dopo la guerra, il ritorno alla villa di Grimaldi e l’oblio. Un oblio talmente abissale che quando questa storia vera riemerge, questa storia di un’ifatuazione planetaria, sembra un film.
Si inizia sempre una favola con « c’era una volta », come per segnare che si svolge in un altro tempo, non in quello che viviamo. C’era una volta – o c’è una volta, la questione è questa. C’era una volta, a quel tempo come in un corto circuito tra tempi e epoche diversi. C’era una volta, come se non ci fosse più, come se non fosse mai esistito, che tutto fosse scomparso.
C’era una volta la Riviera dei fiori, e una frontiera, tra Ventimiglia e Mentone, la frontiera dove sorge la villa di Voronoff. C’era una volta, all’epoca (ai nostri tempi), dei profughi, dei migranti, che tentano il passaggio di questa frontiera sotto il giardino della villa – come se fossero sorti da nessuna parte, come se non fossero di questo mondo, non dovessero esistere, solo nascondersi, invisibili. C’erano popoli in fuga dalla morte, in un esodo biblico, ma queto accadeva fuori, in un altro modo. Non nel mondo in cui si viveva come in una vacanza dalla storia.
C’era una volta (in questi stessi luoghi) la Riviera fiabesca dei vacanziari, dei pensionati splendenti di giovinezza, c’era una volta l’eterno festival della canzone italiana di Sanremo.
C’era una volta un mondo che si trasformava in una realtà virtuale che si poteva configurare per decidere cosa dovesse esistere o meno.
C’era una volta (in questa stessa epoca, in questo stesso mondo) un virus, e d’un colpo ci si ritrovava in un flm apocalittico, salvo che non era successo niente ma si sapeva che era ineluttabile. Il virus non conosceva frontiere. Era invisibile ed era dappertutto. Stava altrove e stava qui.
C’era una volta il presente.

Un progetto in fase di scrittura e sviluppo, prodotto da Graffiti Doc, Torino, Iota Production, Bruxelles, selezionato ai Pitching du Réel, Visions du Réel, aprile 2018

(FR) FR DE LA PLANETE DES HUMAINS 5 mars 2020