DAL RITORNO/DEPUIS LE RETOUR

DAL RITORNO Silvano rosso fine web

“Caro Silvano,

quando ci siamo incontrati, una sera di dicembre, mi hai chiesto di accompagnarti. Volevi tornare laggiù, nel luogo di cui sei sopravvissuto. Io sono sempre laggiù, mi dicevi. In vita, solo, nell’incredulità dell’esistenza. Abbiamo iniziato il viaggio. Sei dovuto sopravvivere, di nuovo.”

Silvano Lippi racconta : soldato italiano in Grecia, nel 1943, prigioniero dei Tedeschi, deportato a Mauthausen dove fu addetto ai forni crematori.

Il film si rivolge a lui, dal ritorno. Un ritorno senza fine, un ritorno che non ha risposte.

 

“Cher Silvano,

quand on s’est rencontrés, un soir de décembre, tu m’as demandé de t’accompagner. Tu voulais revenir là, au lieu d’où tu avais survécu. Je suis toujours là-bas, tu me disais. En vie, seul dans l’incrédulité de l’existence. Nous avons commencé le voyage. Tu as dù survivre, à nouveau.”

Silvano Lippi raconte : soldat italien en Grèce, en 1943, prisonnier des Allemands, déporté à Mauthausen, affecté aux fours crématoires.

Le film lui est adressé, depuis le retour. Un retour sans fin, un retour qui n’a pas de réponses.

 

 

 

C’è la testimonianza, e c’è l’uomo.

Quel che ha suscitato il film è stato Silvano, l’uomo che era lì, davanti a me, e mi diceva che era sempre laggiù, che davanti ai suoi occhi sfilavano le scene di laggiù, che sentiva i rumori . Che le riviveva, senza fine.

La sua vita è rimasta laggiù, eppure ha vissuto, nella sua sopravvivenza, ed è questo vissuto, dopo, che volevo interrogare. Cosa vuol dire, sopravvivere, la vertigine della solitudine – quando tutti quelli che potevano ricordarsi di quello che ha vissuto, laggiù, sono scomparsi ?

Gli ho scritto una lettera – una lettera per accompagnare quello che doveva essere un ritorno sui luoghi della sua sopravvivenza. Dovevo quasi dimenticare quello che sapevo o credevo sapere, dalle mie letture, dai film visti, sui campi. Il film ha preso forma a partire da questa lettera.

Dal Ritorno non è un film sulla memoria, è un film su di noi, su un uomo – un uomo che sopravvive e che sta scomparendo, il suo racconto, i luoghi del suo racconto. I luoghi della sua vita oggi, la sua esistenza dopo, nel silenzio, nell’incredulità. Un film sul ricordare, un film sulla scomparsa dei testimoni possibili, è un film sulla solitudine e lo smarrimento di fronte alla parola del ricordo, dunque è un film su noi, noi che dobbiamo ricominciare daccapo, soli, senza testimoni, e riattraversare i luoghi e ricomporli con la storia raccontata, come se dovessimo ripartire da lì, dal fatto di esserci, misurare, toccare i luoghi, in un sopralluogo senza fine, dove questa storia atroce è successa e forse sta ancora succedendo.

 

Il y a le récit, et il y a l’homme.

Ce qui a déclenché le film a été Silvano, l’homme qui était là, devant moi, et me disait qu’il était toujours là-bas, que devant ses yeux défilaient les scènes de là-bas, qu’il entendait les bruits – qu’il le revivait, sans fin.

Sa vie est restée là-bas, et pourtant il a vécu, dans sa survie, et c’est ce vécu, après, que je voulais interroger. Que veut dire survivre, le vertige de la solitude – quand tous ceux qui pouvaient se souvenir de ce qu’il a vécu, là-bas, ont disparu ?

Je lui ai écrit une lettre – une lettre pour accompagner ce qui devait être un retour sur les lieux de sa survie. Je devais presque oublier ce que je savais ou croyais savoir, de mes lectures, des films vus, sur les camps. Le film a pris forme à partir de cette lettre.

Du Retour n’est pas un film sur la mémoire. C’est un film sur un homme, un homme qui survit et qui est en train de disparaître, sur ton histoire et les lieux de son récit. Les lieux de son existence « après », dans le silence, dans l’incrédulité. Un film sur la disparition des témoins potentiels, sur la solitude et l’écroulement face à la parole du souvenir. Donc c’est un film sur nous, nous qui devons recommencer depuis le début, seuls, sans témoins, et retraverser les lieux, les recomposer , comme si nous devions repartir de là, du fait d’y être, mesurer et toucher les lieux dans un repérage sans fin où cette histoire atroce est arrivée et se déroule peut-être encore.

Giovanni Cioni

 

Recensioni /critiques:

http://www.giovannicioni.org/archives/1717

http://www.giovannicioni.org/archives/1735

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un film di/de Giovanni Cioni – 2015 – 92 mn

image/immagine Giovanni Cioni, Duccio Ricciardelli – son/suono Saverio Damiani, Tokuhiko Katayama – montage/montaggio Aline Hervé – assistente regia/assistant réalisation Duccio Ricciardelli – musique/musica Juan Carlos Tolosa – mix Amélie Canini – color Eric Lasseron directeurs de production/direttori di produzione Fabio Parente, Chiara Scardamaglia, Edwige Moreau-Bouchu – assistenti di produzione Elina Gakou-Gomba, Marion Veysset

produzione/production Citrullo International(Carlo Hintermann, Gerardo Panichi) – Zeugma Films (Michel David) – Zivago Media (Rino Sciarretta) – Cobra Films (Daniel de Valck, Anne Deligne). CBA, RAICINEMA, Vosges télévision – con Toscana Film commission,Centre National de la Cinématographie, PROCIREP, Ministero Beni e Attività Culturali

 



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