L’ILIADE DI MARIO TRUDU

EPOPEA DI UNA VITA NON VISSUTA

L’Iliade è l’epopea di una guerra senza fine, una guerra assurda, di sterminio, in cui gli eroi sono condannati a morire e lo sanno. Mario Trudu, pastore di Arzana, sapeva che sarebbe morto in carcere, era condannato all’ergastolo ostativo, la pena di morte in vita, per sequestro di persona. La sua è l’epopea di una vita non vissuta, quarantanni a inseguire la vita.

Da questa comunanza di destino nasce la storia de La Mia Iliade. Nell’isola pentenziaria dell’Asinara Mario Trudu incontra gli eroi dell’Iliade, assiste alle loro vicende, diventa amico, confidente, in particolare del troiano Ettore, eroe invincibile e fragile, nel quale si identifica. Questa amicizia lo accompagna durante i decenni di detenzione. Il racconto della guerra di Troia, fino allo sterminio, si interseca con il racconto della vicenda di Mario Trudu e della sua guerra contro la morte in vita.

Nella Mia Iliade Mario Trudu mette in scena e trasfigura la propria vicenda, l’epopea di una vita non vissuta. Gli eroi dell’Iliade sono suoi simili, lo riconoscono. Nel mondo della pastorizia c’è una grande confidenza con gli eroi omerici, sono figure familiari, tramandate nelle lunghe notti di veglia, fanno parte del loro mondo.

Il film parte dall’Iliade raccontata da Mario Trudu, parte dai disegni a cui dare vita, torna nei luoghi dell’epopea carceraria e della sua vita da pastore, in un racconto polifonico di eco e di premonizioni, dove dare forma alla domanda sulla vita non vissuta, alla potenza liberatoria

(Immagini: disegni di Mario Trudu e film stills da Que Viva Mexico di Sergei Eisenstein, Arsenal di Aleksander Dovchenko e Sayat Nova di Sergei Paradjanov)