APPUNTI PER UNA ILIADE

 

All’inizio di questa storia ci sono dei disegni, di una nitidezza straziante. I disegni di un ergastolano, Mario Trudu. Sa che non tornerà più nei suoi luoghi, e li disegna pietra per pietra, albero per albero, visi accarezzati, campi, monti, come a ritrovare una vita non vissuta sul muro della caverna della morte in vita. Disegna il carcere, disegna scene dell’Iliade. Racconta la sua Iliade. La sua epopea, rivissuta attraverso le gesta degli eroi della guerra di Troia. Una guerra di sterminio, di annientamento dell’altro e di se. Lui è uno di loro, vive le loro gesta, vive con loro la sua prigionia. Lui è Ettore, sovrumano, fragile, abbandonato. Mario Trudu muore in carcere nell’ottobre 2019, dopo quarant’anni a inseguire la vita.

Nel febbraio 2022 vado all’Asinara per sopralluoghi e capisco perché, proprio lì, l’Iliade. Un’isola fuori dal mondo e dal tempo, disabitata. Abbandonata come la scena di una guerra appena finita. Abitata da storie di deportazioni, come episodi di un’Iliade.. I venticinquemila prigionieri austroungarici del 1915, streamati, decimati da un’epidemia di tifo. La figlia dell’Imperatore d’Etiopia, deportata da Mussolini nel 1938 con i suoi figli più piccoli, di cui uno muore sull’isola. Lei muore a Torino, in un convento, nel 1940.

Un limbo, come una premonizione. Vado all’Asinara con i presagi annunciati di una guerra. Una guerra inizia. Nel mondo, fuori dall’isola, ma è come se l’isola raccontasse la guerra senza fine, il destino, lo sterminio, attraverso le sue voci, gli animali testimoni delle sie storie, le sue pietre dalle forme di apparizioni, i resti intatti della colonia penale con i fichi che crescono dai pozzi abbandonati.

Ma il film non è una elegia dell’ineluttabile – appunto perché prende spunto dal gesto liberatorio di un ergastolano, un pastore nella caverna della morte in vita. “Quarant’anni di carcere non hanno imprigionato la mia mente.” E immagina un finale della sua Iliae dove Achille, l’eroe dalla forza spietata, rimane sconvolto dalla bellezza di Pentesilea che ha appena ucciso, e da quel momento perde la sua forza.

Non so cosa immaginerò. So che devo partire da questa isola, dalla costellazione di storie e di apparizioni che la abitano, intuisco qualcosa che deve essere epico, che può essere fantastico per trovare una verità – una verità, ovvero che il film prenda vita.