L’ILIADE DI MARIO TRUDU

memo per un progetto di film,  6 maggio 2019

Cari lettori, l’argomento principale di questo libro sono i miei incontri con gli eroi dell’Iliade, che mi hanno accompagnato e reso meno insopportabile i decenni passati chiuso dentro queste mura.

Così inizia La Mia Iliade, scritta e disegnata da Mario Trudu.

Ho fatto conoscenza con Mario Trudu a maggio scorso, a Rovereto.

Lo conosco: in realtà non ci siamo mai visti, ci scriviamo. Ho letto i suoi libri, Tutta la verità – Tutu sa beridadi e Cent’anni di memoria.

A Rovereto c’erano i suoi disegni in mostra. La sua casa, la sua campagna, il suo paese, il paesaggio nel quale è cresciuto. Disegni belli e strazianti come possono essere i disegni du qualcuno che non rivede più quei luoghi da 40 anni almeno, e li disegna con minuzia, pietra per pietra, come per sentirne la materia.

Mario Trudu è un pastore (era…), ha l’ergastolo ostativo. La pena di morte in vita: l’ergastolo senza possibilità di permessi.

Anni fa aveva scritto al giudice chedendo di essere fucilato in piazza. Gli fu rifiutato perchè la pena di morte non è prevista nella Costituzione.

Ora è malato, gravemente. Ha chiesto di poter essere curato in un luogo idoneo. «La malattia in questione – si legge nella perizia – è complessa e di non facile gestione in un laboratorio di medicina generale né tantomeno in quello carcerario, richiedendo controlli clinici, laboratoristici, radiologici, cardiologici frequenti e trattamenti prolungati sotto visione medica non compatibili col regime carcerario».

Gli è stato rifiutato.

Ho letto una bozza della sua Iliade, e ho immaginato un film, dove i disegni vengono ricreati e animati sulla lettura. Nei suoi disegni, nella meticolosità in cui disegna ogni traccia, si sente che quasi tocca con mano ognuno dei sassi dei muretti a secco, delle case, ogni fronda di ulivo o di cipresso che disegna.

I disegni ricreati, animati, che appaiono, prendono vita, saranno messi in relazione con i luoghi veri dell’infanzia e della vita di pastore di Mario Trudu, nell’Arzanese. Come se questi luoghi, filmati oggi, fuori, esistessero solo attraverso il tratto di mano del disegno. Come un’eco. Vorrei rendere nel film la potenza liberatoria dell’immaginario. I disegni devono apparire, prendere vita come se li stesse ricreando, tratto per tratto, con la voce che racconta la storia.

La voce dovrebbe essere quella di Mario.

GIUGNO 2019 – LETTERA DI MARIO TRUDU A FRANCESCA DE CAROLIS

“Ah…! Questo mese di maggio dove tutto in natura si rinnova, io lo definirei il mese delle meraviglie, se non fosse che in me rinnova ricordi e realtà bruttissime… sono solo 40 anni di carcere effettivi che ho compiuto, meglio espiato. Gli anni di età posso garantirvi che sono molto di più, sono vicinissimo ai settant’anni… Ma non è tutto questo tempo trascorso nelle patrie galere che può spaventarmi, credo che per mettermi paura ci vorranno ancora infiniti mesi di maggio, a mettermi paura è soltanto l’indifferenza delle “persone” che dovrebbero occuparsi di noi detenuti”.

“Da lungo tempo sono posseduto da un male cronico, la Sclerodermia ai polmoni, ora è come se facessi parte di quei vecchi mantici che usavano nell’antichità per alimentare il fuoco delle fornaci dei is frailargius (cioè nelle botteghe dei fabbri ferrai), a ogni movimento un po’ brusco che faccio il mio pesante respiro si sente fin da lontano. Da anni la mia terapia è a base di cortisone, non racconto quante fatiche devo affrontare ogni giorno…”

“hanno ritenuto che sono abbastanza forte da poter scontare il carcere all’infinito, stanno portando a termine il loro progetto di farmi morire dentro la cella di un carcere, ma sappiano che aspetterò, affronterò la morte con cuore forte…”
“Eppure c’è chi potrebbe, dovrebbe intervenire anche presso il Magistrato di Sorveglianza esponendo e segnalando le particolari situazioni come la mia portata all’estremo della sopportazione psicologica, ma tutti della mia faccenda se ne lavano le mani, è come se fossero tutti discendenti di Pilato che della morte di Gesù se ne lavò le mani…”

“Non auguratemi Buon Compleanno, potrebbe aggiungere iella alla mia infinita sfortuna, e il prossimo anno a maggio potrei trovarmi ancora carcerato …
Custu est su bellu compleannu miu
barant’annos de galera est sa fata
mai nenos arribet a cussa data
mellus bos trazet una trulu riu
Questo è il bel compleanno mio…”