LABORATORIO NUVOLE

Un laboratorio cinematografico presso la casa circondariale di Capanne (Perugia) – ottobre 2016-gennaio 2017)

realizzato con l’associazione Itinerari, il sostegno del PerSo Perugia Social film festival, Fondazione Città del Sole, Banca Etica e un crowdfunding tramite Produzioni dal Basso

Il laboratorio sarà una rivisitazione e reinterpretazione di Cosa sono le nuvole di Pier Paolo Pasolini, pensata, scritta, interpretata dai detenuti, in un film di una durata tra i 15 e 20 minuti.



Da questa fiaba poetica cinematografica sono tanti gli spunti che possono essere sviluppati e che comunque “parlano”, per i detenuti, nel senso che permettono loro di esprimersi attraverso la fiaba crudele del film.

Una fiaba che si svolge in un mondo di burattini, dove i burattini impegnati in una rappresentazione dell’Otello di Shakespeare si interrogano sul loro destino, su chi li fa compiere il loro infausto destino, si interrogano sulla propria identità, sul perché non si riconoscono nelle cattive azioni che la rappresentazione fa compiere loro. Burattini che vengono poi travolti dalla vendetta del pubblico (che li giudica per quel che la rappresentazione li obbliga a compiere) e buttati nella monnezza – dove scoprono la bellezza del creato, le nuvole.

DOPO LE PRIME TRE GIORNATE DI LAVORAZIONE – 19, 20 e 21 ottobre

Primi giorni di lavorazione – allestire un set, sul palco della sala dove ci ritroviamo: lo schermo del chroma key davanti al quale faremo le riprese. Le luci. Il cavalletto.

Ho stampato le repliche del dialogo fra Ninetto Davoli/Otello, Totò/Jago e il Burattinaio, lo distribuisco. Prima di iniziare rivediamo la scena di Cosa sono le nuvole.

Chiedo ad ognuno di interpretare, a turno, ognuna delle parti. Giriamo la scena in campi/controcampi (prima su Otello, poi su Jago, poi sul Burattinaio), con la controparte fuoricampo. La controparte fa da suggeritore. Chiedo a tutti di coinvolgersi nella realizzazione – nei suggerimenti da dare all’interprete. Alcuni si occupano delle luci, altri si interessano alla presa di suono (e si cimentano nella ripresa con l’asta).

Il risultato di questa prima prova è emozionante. Perchè, come in una girandola, ognuno è il ruolo che interpreta, i ruoli che interpreta, è se stesso, è Totò o Ninetto o il burattinaio. Perchè, aldilà del copione (io sono un assassino…qual’è la verità) la ripetizione mette a nudo la verità umana dentro l’interpretazione. Ed è bello vedere come dalla finzione si arrivi alla sincerità. C’è chi ha più difficoltà, anche a parlare italiano, ma tutti riescono ad immedesimarsi.

Prima di cominciare era sorto il dibattito sulla sincerità. Possiamo fingere, noi che viviamo in questa realtà della prigione?

Nel corso della giornata vengono fuori racconti, prime proposte. La richiesta di registrare messaggi. Cominciamo dalla ripresa, per tutti, ma ad ognuno dico che poi possono variare, interpretare, improvvisare.

Questa era una prima tappa, già ricca, e umanamente coinvolgente: perché sono 15 persone che aspettano molto dalla nostra presenza, chiedono la nostra attenzione. Parliamo di quello che faremo: gli dico di riflettere su proposte da fare, cose che vogliono raccontare. Parlo de La vita è un sogno, il dramma di Caldéron (a cui Pasolini si è ispirato, prima per Le Nuvole, poi per il suo dramma Calderone) sul principe prigioniero che non ha mai conosciuto la realtà, altri esseri umani, fuori dalla rocca dove è prigioniero fin dalla nascita. Alcuni mi dicono che per loro, in carcere, è così.

Dal laboratorio sta nascendo un progetto di film. Potete leggere qui una nota d’intenzione al 6 febbraio e un blog su tumblr che caricheremo con materiale del laboratorio: http://www.giovannicioni.org/projects-2/nuvolela-vita-e-sogno-non-e-sogno-la-vita