LAB ALBERGO DEI MIRACOLI

Un laboratorio di cinema. Una storia vera, inventata, vissuta – per sovvertire lo sguardo. Questa è l’esperienza di cinema che è iniziata all’Albergo popolare di Firenze a novembre 2018.

L’Albergo Popolare è un luogo storico di accoglienza nel cuore di Firenze.

I suoi ospiti hanno percorsi diversi di precarietà e di abbandono, di sopravvivenza, di invisibilità sociale.

A giugno 2019 abbiamo presentato una prima tappa del lavoro in corso, un montaggio a seguire di 40 minuti.

In parallelo abbiamo iniziato ad immaginare un programma radio, che accompagni il laboratorio. Adesso con il confinamento questa idea ci appare sempre più urgente – per preparare il ritorno, e non solo.

Il laboratorio è tra i progetti selezionati da IL CINEMA VIVO, piattaforma di crowdfunding creata da ZaLab. A questo link potete sostenere e votare:

https://cinemavivo.zalab.org/

LAB ALBERGO DEI MIRACOLI trailer maggio 2020 from GIOVANNI CIONI on Vimeo.

Il laboratorio è un’esperienza di cinema – attraverso l’invenzione di una storia. Una storia vera, inventata, vissuta. Una storia inventata che può essere vera, perché nel vissuto di ognuno c’è molto di quello che immaginiamo, o che gli altri immaginano e noi subiamo. Inventare una storia per sovvertire lo sguardo, il giudizio degli altri. Inventare una storia che sia un catalizzatore.
Il laboratorio era partito dall’idea di lavorare su alcune canzoni di Piero Ciampi, tra cui Dario da Livorno, canzoni che sono delle epopee della vita ai margini, piene di ironia feroce e surreale. C’era Dario, che un triste giorno di Carnevale sparò e fu rinchuso in manicomio…
Cantare o mimare le storie come se fossero vissute. Quello che siamo o quello che saremmo. Quello che abbiamo vissuto, quello che abbiamo visto, quello che vorremmo. Mettersi in gioco, inventarsi per raccontare qualcosa. Sovvertire lo sguardo degli altri.
Poi è nato uno spunto narrativo – la storia di un bambino invisibile. Si sa come cominciano le storie. Non si sa come vanno a finire. La storia è in parte vera.

C’era una volta un bambino nascosto nell’Albergo popolare Pare fosse stato nascosto dal padre, ospite dell’albergo, con la complicità di alcuni amici stretti. Pare che questo figlio gli sia stato affidato dalla madre, che doveva sposarsi e non poteva tenerlo. Pochi l’hanno visto – anche perché Sirio, il padre, non poteva far sapere del figlio, lo avrebbero preso gli assistenti e portato dal giudice. Pare che il bambino sia scomparso, in che modo non si sa, se sia stato rapito, se sia diventato invisible, se sia un bambino magico, come racconta il Profeta, Salvatore, uno dei pochi ad averlo conosciuto – ma si sa che Salvatore ha delle visioni…

Nella prima fase il laboratorio si è svolto ogni settimana, in incontri di tre ore. L’Albergo Popolare ha messo a disposizione i suoi spazi e il suo personale.
A giugno 2019 abbiamo fatto una festa aperta a tutti gli ospiti dell’albergo: abbiamo proiettato un primo montaggio in progress della storia che stava nascendo.
L’invenzione è diventata reale, ha preso vita nell’esistenza dell’albergo. Ed è il percorso di questo vissuto che il laboratorio vuole sviluppare. Attraverso una storia, qualunque storia, una storia che ne fa nascere un’altra.
Nella vita viviamo una polifonia di storie che entrano in risonanza. Ogni storia, ogni vissuto, è unico ma racconta qualcosa di altre storie, altri vissuti, nei quali riconoscersi.
Si tratta di trasfigurare il vissuto, di farlo in modo liberatorio. Andare oltre il vissuto, come in una rivalsa fiabesca e reale.

Abbiamo proseguito. Poi è arrivata la quarantena. Tutti gli ospiti confinati nell’albergo, i luoghi che frequentavano di giorno, biblioteche, mese, centri diurni, erano chiusi, in piazza non potevano sostare. Io non potevo entrare (vivo fuori Firenze). Ci sentiamo telefonicamente.
L’idea di affiancare al laboratorio uno spazio di creazione radiofonica era venuta nei mesi scorsi. Adesso, con il confinamento, ci sembra più urgente anche per inventare una ripartenza del laboratorio che provi a raccontare, e soprattutto elaborare, quello che stiamo vivendo.