Apr
06

Conversazione su LE PAROLE E LE COSE

Conversazione con Daniela Brogi per Le Parole e le cose, febbraio 2014
Giovanni Cioni è uno degli autori italiani di cinema documentario più apprezzati all’estero. Nato a Parigi nel 1962 e vissuto a Bruxelles, da qualche anno è tornato in Italia. Tra i suoi lavori più noti: Gli Intrepidi (2012), ispirato a Emilio Salgari, presentato a Venezia alle Giornate degli Autori; In Purgatorio (2009), dedicato al culto napoletano dei morti e delle anime del Purgatorio e premiato al Festival dei Popoli (Premio del Pubblico) e al Cinéma du Réel; Nous/Autres (2003), dedicato al rapporto tra memoria e presente attraverso il racconto di due anziani profughi ebrei; Lourdes Las Vegas (1999), un lavoro sull’immaginario degli adolescenti protagonisti di uno spettacolo teatrale

Apr
06

L’INTREPIDO

Un lavorio sulla materia bruta del reale, quello di Cioni, una pratica filmica che sembra quasi darsi per caso, costantemente smarginata e aperta all’imprevisto. Un vero e proprio “cinema corsaro” (per citare il progetto collettivo che lo ha visto protagonista con quello strano oggetto che è Gli Intrepidi) apparentemente senza centro e senza regole. Eppure caldo, vivo, capace di raccontare, come pochi altri, l’umanità delle persone incontrate lungo il cammino. Un cinema in cui l’elaborazione teorica sembra farsi da parte, per lasciar spazio alla densità delle cose.” Inizia così una bella conversazione con Aldo Spinello e Sergio Sozzo pubblicata sul numero 20 di Sentieri Selvaggi, dal titolo: L’Intrepido.

Feb
25

Conversazioni e proiezioni

“Abbiamo incontrato Giovanni Cioni in occasione del 40 Laceno d’Oro, ad Avellino, dove ha presentato due dei suoi inclassificabili documentari, Nous/Autres girato nel 2005 a Bruxelles, e In Purgatorio, del 2009, una discesa inarrestabile nelle viscere profonde di Napoli. Un lavorio sulla materia bruta del reale, quello di Cioni, una pratica filmica che sembra quasi darsi per caso, costantemente smarginata e aperta all’imprevisto. Un vero e proprio “cinema corsaro” (per citare il progetto collettivo che lo ha visto protagonista con quello strano oggetto che è Gli Intrepidi) apparentemente senza centro e senza regole. Eppure caldo, vivo, capace di raccontare, come pochi altri, l’umanità delle persone incontrate lungo il cammino. Un cinema in cui l’elaborazione teorica sembra farsi da parte, per lasciar spazio alla densità delle cose.”

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