NUVOLE/LA VITA è SOGNO (NON è SOGNO LA VITA…)

NOTE D’INTENZIONE 6 febbraio 2017 – Mi chiamo x e sono innocente

Il film è un’esperienza cinematografica, una rivisitazione de La Vita è sogno – il dramma di Calderon de Barca su un principe imprigionato in una rocca fuori dal mondo, fin dalla nascita. I frammenti dei testi del dramma si fondono con frammenti di racconti vissuti, personali, sogni di liberazione, sogni terrificanti di foreste e città che sono un carcere. I protagonisti del film sono detenuti in un carcere a Capanne (Perugia), siamo in carcere, ma questo lo veniamo a sapere in un secondo tempo, attraverso i racconti. Siamo in uno spazio creato per le riprese, un piccolo set con un chroma key, solo in un secondo tempo capiamo che siamo dentro.

Questo avvio è importante, perché non siamo in un film sul “carcere degli altri”. Siamo in un film con degli esseri umani, che ci parlano dell’uomo, della condizione dell’uomo, del rapporto all’esistenza, alla realtà del mondo. La vita è sogno, il sogno della vita – di una vita alla quale non sappiamo più se apparteniamo. Il film parla di noi, di ognuno di noi. Della claustrofobia del mondo…

In che cosa lìesperienza carceraria mi parla, di me, della società in cui vivo?

Non si tratta di empatia, di capire, di compatire, si tratta di rendere conto di un’esperienza umana

Il progetto nasce da un invito a fare un laboratorio in carcere e ho pensato a Cosa sono le nuvole di Pasolini. La fiaba crudele di una compagnia di burattini che interpreta l’Otello di Shakespeare. Ho iniziato il laboratorio facendo recitare ad ognuno le varie parti del dialogo tra le quinte tra Totò (Jago), Ninetto (Otello) e il burattinaio. Ognuno interpretava i tre ruoli – ad un certo punto ognuno potrebbe arrivare come a parlare a se stesso. Era una maniera ludica di rompere il ghiaccio lavorando fin dal principio sull’interpretazione, sulla sua verità, sullo sguardo degli altri (chiedevo agli altri di aiutare ognuno degli interpreti, fare da spalla, suggerire…). Da questo gioco, nelle sue fasi di prova, nelle ripetizioni dei dialoghi, nei momenti di silenzio, emergeva una verità umana, uno sguardo diverso, in persone come i detenuti, abituati a scontrarsi con il giudizio degli altri e dunque a mettere una maschera.

Da quei primi incontri per me (e per tutti che partecipano al laboratorio) era palese che saremmo andati oltre, che avevamo innescato un meccanismo che permetteva di raccontare la condizione umana di chi è dentro, il mondo fuori vissuto da dentro, in maniera inedita. Il tempo dell’attesa, l’immaginario del mondo, la memoria di chi sta dentro, l’affanno di essere in relazione con chi sta fuori. Spesso (o per me sempre) i progetti nascono da questa intuizione di un percorso da esplorare, dalla certezza che questo percorso può portare lontano. Ho proseguito a girare e in parallelo scrivo, prendo appunti, e la struttura del film prende forma.

Ho cominciato a parlare ai protagonisti della storia della Vita è sogno.

Alcuni racconti di sogno che ho filmato sono una risonanza affascinante con il monologo iniziale de la vita è sogno. Una stessa risonanza ho trovato nel quaderno che mi ha affidato D., uno dei partecipanti. Come se quello che dice della sua vita che gli sfugge fosse stato scritto per la vita è sogno, o come se Calderon de Barca avesse scritto della vita di D.

Su questo blog materiali del lavoro in corso: https://nuvole2017.tumblr.com/