LABORATORIO NUVOLE/NON È SOGNO (LA VITA)

Cosa senti dentro di te? Quella è la verità. Ma non devi nominarla, che appena la nomini svanisce e non c’è più. Il mondo fuori. Fuori, in carcere.

Un progetto di film nato dal Laboratorio Nuvole, iniziato a ottobre 2016 presso il carcere di Capanne (Perugia)ispirato a Cosa sono le Nuvole di Pier Paolo Pasolini  e a La Vita è sogno di Pedro Calderòn de Barca

I protagonisti del film sono detenuti, siamo in carcere, ma questo lo veniamo a sapere in un secondo tempo, attraverso i racconti.

Siamo in uno spazio creato per le riprese, un piccolo set con un chroma key, solo in un secondo tempo capiamo che siamo dentro. Questo avvio è importante, perché non siamo in un film sul “carcere degli altri”. Siamo in uno spazio cinematografico, dove il chroma key ci può portare altrove, nel mondo “fuori”, in un altro film, o come in uno dei sogni che vengono raccontati, ci riporta dentro.

In questo set minimale, allestito con due luci e il telo verde del chroma key, il film si sviluppa intorno alle prove giocate, rivisitate di alcuni dialoghi: il dialogo fra Totò e Ninetto Davoli in Cosa sono le nuvole di Pasolini (dove il burattino Otello che deve uccidere Desdemona si interroga su cosa sia la verità) e alcuni frammenti de La Vita è sogno di Calderon de Barca, in particolare il dialogo fra il Principe recluso dalla nascita in una rocca fuori dal mondo e il padre che lo ha tenuto incarcerato.

Queste prove interpretate, ripetute, come in un film nel film dove si gioca con i ciak, con quello che succede durante la lavorazione di scene di un film “vero”, diventano gli innesti di racconti di sogni, racconti di vissuto, messaggi, canti, dispute sulla condizione umana che parrebbero teatrali salvo che sono veridiche e filosofiche come in una fiaba, in risonanza. Storie di vita emergono, alcune terribili, tra cui quella di Domenico, ragazzo ergastolano, e il quaderno che ha scritto in questi anni.

Attraverso questa forma di teatralità del vissuto di chi è “dentro”, recluso, fuori dal mondo, la domanda è che cosa racconta di me, di ognuno di noi, la condizione carceraria. Si tratta di andare oltre la visione rassicurante, spesso condiscendente, sul “carcere degli altri” o la curiosità affascinata dell’inferno carcerario..

Siamo in un film, un film nel film, con degli esseri umani, innanzitutto, che ci parlano dell’uomo, della condizione dell’uomo, del rapporto all’esistenza, alla realtà del mondo, il mondo “fuori” che è quello proiettato o immaginato sul chroma key. La vita è sogno, il sogno della vita – di una vita alla quale non sappiamo più se apparteniamo. Una vita di cui attendiamo segni di esistenza, a cui mandiamo messaggi, verso cui immaginiamo un ritorno, atteso di rinvio in rinvio.

Una vita che non è un sogno – come vorrebbe farci credere il re padre del dramma di Calderon. Non è sogno, tocco e vedo. So cosa mi appartiene. So di essere al mondo. So che tornerò nel mondo.

Giovanni Cioni, aprile 2018

Una conversazione con Aldo Spiniello in occasione della presentazione del progetto alla serata di inaugurazione del PerSo-Perugia social film festival, 24 settembre 2017

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